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Viaggio in Val Vigezzo, 13-15 maggio 2016

Viaggio culturalmente interessante, ma non solo.

Ciò che ha fatto la differenza tra questa esperienza ed altre è stata, a mio avviso, la capacità degli organizzatori, guidati dal “regista” Orfeo, di rendere questa esperienza “entusiasmante”, “leggera” e “aggregante” per tutta la durata del viaggio. Certamente la bellezza dei luoghi visitati ha contribuito, insieme a tanti altri elementi, a farci trascorrere bene, e a rendere più bella del previsto, questa breve vacanza. Re per me, ma non solo, è stata una piacevole scoperta, allietata dalle montagne circostanti innevate, da un cielo limpido e l’aria tersa che, in città, sono solo un miraggio. Queste caratteristiche, ogni volta ci fanno apprezzare di più ciò che di semplice, ma “prezioso”, ancora abbiamo, ma che dimentichiamo di avere. La Casa di Accoglienza religiosa che ci ha ospitati, fondata dal Beato Luigi Novarese, nella quale Orfeo ha iniziato a 20 anni il suo volontariato con i disabili, esperienza che ha continuato nel tempo, ci ha permesso di apprezzare l’armonia e la pace che si “respirava”, insieme al silenzio. A Re le forze esplosive della Natura e del Cielo ci accompagnano, in modo naturale, verso una visione mistica della Vita. Il nome Re deriva dal dialetto “Ri”, torrente, ed è un paesino a 710 m. di altitudine al confine con la Svizzera, distante solo 7 km. La splendida Basilica della Madonna del Sangue di Re, ha all’interno un affresco eseguito da un anonimo, in stile romanico-bizantino, la cui storia è particolarmente affascinante. Bisogna ricordare che le raffigurazioni della Madonna del latte erano molto diffuse tra il Xlll e XlV sec. La Madonna di Re è rappresentata seduta in trono, con il Bambino benedicente sulle ginocchia, nella funzione di madre-nutrice, e ha sulla mano destra tre rose simbolo delle vergini e del rosario.

L’effusione miracolosa del sangue, che per diversi giorni coprì l’affresco, avvenne nel 1494. L’immagine, a quei tempi, era raffigurata sotto un piccolo portico di una piccola chiesa. Dice la storia che un certo Zuccone, quel giorno, giocava a piodella con altre persone del posto, ma continuava a perdere; arrabbiato tirò un sasso contro la chiesa, dedicata allora a S. Maurizio martire, e colpì il ritratto. Il giorno dopo un fedele si accorse che l’effige perdeva sangue dalla fronte e alle sue grida subito accorsero in tanti e gridarono al miracolo.

Il sangue sgorgò abbondantemente per venti giorni; il fatto è documentato in due pergamene, di cui una risale a quel periodo ed è firmata dal podestà e da quattro notai.

Per giorni il sangue venne raccolto in pezze di tela che il parroco raccolse in un calice. Tanti devoti arrivarono da tutte le Regioni e iniziarono a verificarsi i miracoli testimoniati dai tantissimi ex-voto.

Davanti alla Madonna del sangue fu costruito un altare. Nel 1606-1628 fu edificata una chiesa più grande, che conglobava l’immagine, sempre collocata sull’altare. Il numeroso afflusso di pellegrini, portò a costruire nel 1922 un tempio grandioso in stile bizantino-rinascimentale. Dietro l’altare, in un’ampolla di vetro, sospesa ad una catenella d’oro, sono conservate, ancora oggi, le pezzuole intrise di sangue.

Questa Madonna ha un posto d’onore nelle case della Valle Vigezzo, sul lago Maggiore e nel Cantone Ticino e appare dipinta ovunque: sui muri esterni delle abitazioni e sulle umili case degli alpeggi.

L’emigrazione Vigezzina di spazzacamini, peltrai, ambulanti, pittori e gioiellieri, porteranno in Europa e nel mondo, fino all’America, questa immagine!

Il secondo giorno la visita del Lago Maggiore in battello, con sosta a Stresa e Locarno, il piacevole viaggio con il treno Centovalli, che si inoltra in un’esuberante natura con i suoi svariati colori e pittoreschi paesaggi e valli, che scavalca ponti innalzati su profondi precipizi e apre lo sguardo a spettacolari cascate immerse nei vigneti, castagneti e campi colorati, ha reso il percorso suggestivo, affascinante, vivace e, certamente, mai noioso o banale. Il terzo giorno abbiamo visitato il Sacro Monte di Domodossola con il Convento dei Padri Rosminiani, il Castello Medievale di Mattarella, i giardini del Belvedere e, lungo il percorso, le storiche Cappelle risalenti al 1600-1700 con statue i cui vestiti ricordavano gli abiti dell’epoca e del luogo di appartenenza ed infine le cappelle costruite in epoche più recenti. Abbiamo toccato la “porta del Paradiso” e scattata una foto per “prenotare” un posto personale in un lontano futuro! Quanto ho nominato è immerso in una lussureggiante Natura circondata dalle montagne di cui, quella svizzera, quel giorno, era coperta di neve fresca; ogni parte del colle si affaccia su panorami da mozzafiato! Naturalmente, questo ambiente è stato dichiarato dall’Unesco: Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Il benessere fisico e interiore che si percepisce, aldilà di ogni fede, trova la sua motivazione in questi luoghi che “trasudano” spiritualità e storia. Il Sacro monte, come altri monti sacri, è nato come luogo di pace, preghiera e meditazione. E’ sorto per iniziativa dei Frati minori, discepoli di S. Francesco, che avevano a Domodossola due comunità e praticavano e diffondevano la devozione della Via Crucis e del Cristo Crocifisso. L’idea di questo progetto partì dai Frati, ma fu realizzata dalla Comunità Ossolana che scelse, all’unanimità, il colle di Mattarella ritenuto il più adatto per erigere il complesso monumentale; il colle era poco lontano dal borgo e, all’epoca, chiuso tra le mura medievali. Esso era ricco di storia antica civile e religiosa ed era stato abbandonato per due secoli, cioè da quando il castello, costruito nel 970, era stato distrutto. Il colle divenne, così, un baluardo per la Fede cristiana come lo era stato, antecedentemente, per le invasioni transalpine. Il complesso, iniziato nel 1656, fu completato nel 1957 ed è dedicato alla passione e morte di Cristo. Nel 1828, con l’arrivo di Antonio Rosmini, fu fondato l’Istituto della Carità dei Padri Rosminiani: un Centro che accoglie chi, nella pace e nel silenzio, vuole incontrare Dio.

Arone è stata l’ultima sosta del nostro viaggio. Abbiamo visitato il Sacro Monte di S. Carlo e gustato un ottimo pranzo in un ristorante con terrazza panoramica sul Lago Maggiore, circondati da un tripudio di fiori, colori e profumi, una luce particolare e un cielo limpido.

Ho detto, inizialmente, che secondo me questa esperienza è stata speciale perché, per capacità degli operatori o per fortuna, oppure per entrambe le circostanze, hanno trovato un equilibrio armonico, come accade in un’orchestra o in un canto religioso, la fede (anche laica), la natura, l’arte e la storia, cioè i Valori che possono salvare il mondo.

I posti, adatti a chiunque desiderasse trascorrere anche momenti di pace e di serenità spirituale, hanno aiutato a condividere questi sentimenti, empaticamente, almeno per la durata del viaggio, con persone del gruppo che prima non si conoscevano. Nel “Centro di accoglienza”, come già sapevamo, le camere avevano un arredamento spartano, erano prive di televisione, che peraltro non era presente in nessun’altra stanza, la chiusura  dei cancelli avveniva alle ore 22,  ma tutto questo ha aiutato l’ esperienza introspettiva, la riflessione su quanto di veramente sacro e importante stiamo perdendo nella nostra quotidianità: il senso di pace, di abbandono, di raccoglimento che dà la sensazione piacevole di sentirsi  per un po’ sollevati dai problemi o, almeno, di vederli in un’altra prospettiva!  Io e la mia compagna di viaggio, per esempio, potevamo godere e condividere a Re, dalla finestra della camera, sia la vista della basilica della Madonna del Sangue, sia la bellezza delle montagne alpine e di una roccia raffigurante il profilo di Mussolini coperto, in quei giorni, da alcuni fiocchi di neve. In un ambiente così strutturato, e con delle regole da seguire, lontani dai “rumori” dei mass-media e della città, abbiamo avuto tempo per socializzare, per conoscerci un po’, per ridere, per condividere, per sentirci parte di un tutto. Questo è stato il vero dono del viaggio. I Silenziosi Operai della Croce, fondati da Monsignor Luigi Novarese, ci hanno accolti con affetto e spirito di ospitalità.

Il lungo ritorno in pullman è stato “alleggerito” e allietato da giochi collettivi come la tombola, la ghigliottina ed altri, organizzati da Orfeo. Anche questo per creare uno spirito di gruppo che sollecitasse l’allegria e la condivisione. E così è stato. Prima della scelta di un viaggio, sono solita chiedermi quali sono, in quel momento, le mie priorità e che tipo di emozioni e conoscenze mi aspetto di vivere: questo viaggio ha soddisfatto i miei attuali “bisogni”. Sono convinta che lo scambio, il confronto, il dialogo, l’incontro sono i valori che devono combattere l’esasperato individualismo e l’indifferenza della nostra società, dove sempre di più cresce il senso di solitudine e di sofferenza.

Questo è l’obiettivo che, credo, voglia raggiungere Orfeo con i suoi viaggi.

                                                                                                                      Francolina Crisopulli

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